di Monica Zaulovic da "La Voce di Trieste" Lunedì 05 Dicembre 2011

Alcune riflessioni e interviste

Come già accennato nell’articolo del 20 ottobre 2011, in Italia emerge un grido d’allarme che da anni viene lanciato dai musicisti e, oggi aggiungo, dagli artisti di ogni categoria, per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul degrado culturale artistico italiano. L’arte ha svolto sempre il suo compito fondamentale: ha raccontato l’uomo. Il problema è che ad oggi tutto viene ristampato, ricreato e commercializzato. L’arte perde il suo significato, la sua sostanza e diventa prodotto. Uno scritto in Alfabeta2-web dichiarava pochi giorni fa “…la dominante cromatica di questo periodo, di questa epoca è il grigio. Le reazioni alla frana di eventi variano enormemente a seconda dei gruppi sociali, generazionali, o anche solo del carattere. Ci sono i disfattisti incalliti, ci sono i cinici affezionati al “tanto peggio, tanto meglio” e poi c’è chi risponde “ a me di ciò che fanno gli altri non me ne frega niente”. Nello stesso scritto veniva dichiarato anche che la maggior parte degli italiani preferisce di gran lunga guardare da un’altra parte e comportarsi come se nulla fosse. Questo io non lo condivido ed è per questo che ho voluto farmi portavoce di alcuni artisti sparsi per l’Italia. Dinnanzi al mio quesito e alla mia riflessione, nessuno si è comportato come se nulla fosse. C’è chi tristemente mi ha risposto “in Italia stanno uccidendo l'arte in tutte le sue forme, tutti parlano che l'arte è la madre del nostro paese, ma nessuno la vuole..”. In seguito la Di Maggio di Martina Franca ha dichiarato: “ .. l'Italia è un paese dove l'arte è innata, è reale, ma si scontra con una realtà durissima…io ho fatto della mia arte un qualcosa di innovativo, forse più commerciale ma che mi permette di vivere, piccole sculturine alla portata anche della crisi che ci immerge nel fango più nero. Ma mi sento spesso dire dagli Italiani: "Perché devo comprare un oggetto che realizzi tu, quando con gli stessi soldi posso comperarne uno della Thun almeno è firmato?”. Ma la gente non sa cosa significa fare un oggetto tutto a mano e di non avvalersi degli stampi come fanno tutte queste case famose... e lì comincia il baratro, sembra che avere la casa piena di questi oggettini dozzinali, ma di questa marca oramai famosa, accresca il loro status symbol, ma io continuo imperterrita per la mia strada, sono 24 anni che faccio questo lavoro tra una mostra e l'altra e almeno tiro a campare con un grande sorriso”. Ma anche chi come la Crisponi di Bologna sente che “…nuovo concetto di arte, ma soprattutto nuovo concetto di artista...questo c'è nell'aria mondiale. Particolare la realtà italiana, dove per nostra fortuna o forse in parte come rovescio della medaglia. Abbiamo il peso del passato che non ci fa evolvere, ma rimanere ancorati al passato. Questo nella storia dell'arte è sempre stato...in Italia tutto è sempre arrivato ma filtrato e rielaborato dalle piccole realtà locali...smussando l'esaltazione. L'Italia rimane sempre il Bel Paese ma solo il tempo lo conferma ogni volta...perché la sua realtà burocratica, piccola artigiana, restia alle innovazioni,amante dei fasti del passato nel momento non fa scorgere la sua grandezza. Come sempre la storia ci racconterà di noi.”

 

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