di Monica Zaulovic  -  La Voce di Trieste Venerdì 01 Luglio 2011 

C’è chi li chiama "spiriti guida" o "maestri spirituali", chi non ci crede e li definisce la "voce della nostra coscienza", ma la maggior parte li chiamano Angeli.

 

C'è chi ci crede e chi no. Fino a qualche tempo fa si poteva parlare di una situazione di crisi della credenza negli angeli e quindi anche della riflessione teologica su di loro, cioè dell' "angelologia". Oggi il panorama è assai cambiato. Gli angeli sono anzi diventati simbolo e sintomo del mutamento di clima culturale. Forse anche questo appartiene ad una funzione che è a loro connaturale.

Ma ora è ritornata la voglia di angeli.

C’è chi li associa solo al Cristianesimo, ma gli Angeli sono comuni alle varie fedi; essi vengono chiamati spesso, anche in Occidente, col nome di "Deva". E' questo un termine che, nella mitologia orientale ed in particolare in quella vedica e buddista, designa spiriti benigni di natura angelica; deriva dal sanscrito daiva, che significa "risplendente", "essere di luce" ed indica la divinità.

Gli angeli , hanno trovato terreno fertile nel bisogno di spiritualità tipicamente New Age, li ritroviamo nella cultura popolare, dalla televisione, dal cinema. Basti pensare a film come Ghost o Vi presento Joe Black o persino allo spot del caffè Lavazza.

Sono angeli postmoderni?

Nel 2009 una rivista cattolica ha dichiarato in seguito ad un sondaggio che il 92% degli intervistati ha risposto che gli Angeli sono una “invenzione teologica”, oppure sono “figure della superstizione popolare”. Dobbiamo dunque supporre che solo 8 persone su 100 credono all’esistenza degli Angeli, in una nazione a prevalente fede e cultura cattolica? Altri sondaggi sulla figura del Diavolo concordano nell’affermare che il 33% degli italiani crede nell’esistenza del Diavolo, contro il 59% che non ci crede.

Credere nel Diavolo è dunque più facile che credere negli Angeli? Personalmente spero proprio di no.

L’immagine della  presenza di un angelo custode capace di guidarci man mano nelle difficoltà della vita, di consigliarci per il futuro, di farci comprendere i nostri errori, dovrebbe confortarci. Una  compagnia davvero allettante, visto che sono sensibili, affettuosi, hanno speranze e sogni come noi.

Silvia Raffaella Formia nel suo libro “ Che fortuna sfacciata” riporta i dialoghi e la conoscenza con il proprio angelo custode di nome Fortuna. Al termine di 112 pagine di dialogo scrive: “Fortuna è un angelo, Fortuna sono io. Fortuna è ogni volta che ho abbastanza coraggio da guardare dentro me stessa in profondità. E, da quelle profondità, tirare fuori il senso di chi sono veramente. Per smettere di fare e decidere di essere. Le domande e le conversazioni che si possono fare con angeli, deva, spiriti naturali e animali , sono ovviamente infinite. Ad ognuno sta la responsabilità di cominciare questo meraviglioso viaggio alla riscoperta di sé stessi e delle potenzialità sopite..”

Forse dovremmo abbandonarci di più, al  fascino degli amici invisibili, proprio come facevamo da piccoli…

 

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