di Monica Zaulovic - La Voce di Trieste 4.06.11

Questi giorni rappresentano tradizionalmente per gli alunni delle quinte superiori il momento per festeggiare la fine del loro percorso di studi con la classica “cena di matura”, a cui poi seguirà una spensierata mattinata di gavettonate fuori scuola.

Sono mesi che ne parlano. Nell’aria c'è una grande aspettativa per la serata. Le ragazze vanno in fibrillazione dinnanzi all’argomento: l’abito da indossare. I ragazzi si esprimono di meno su questo, ma comunque l’arrivo in giacca e cravatta non manca mai.

A quel punto è tutto un complimentarsi l’un con l’altro come forse poche volte hanno fatto. Una gran tenerezza. Anche l’abito a volte fa il monaco e in quel contesto, la gran parte di loro lo fa per la prima volta, si vestono da “adulti”, da “maturi”.

Qualche giorno fa in un ristorante ho assistito e vissuto uno di questi momenti. Ho respirato le loro emozioni, la loro adrenalina ed ho udito i loro commenti.

Una ragazza diceva: “Non so perchè, ma quando vedi i tuoi prof fuori dall'ambito scolastico, t'intenerisci, sorridi, e sei malinconico perchè pensi Oh, è davvero finita ? che tristezza! Quando fino al giorno prima brontolavi e ti lamentavi ripetendo Non vedo l’ora di andarmene!".

Come insegna la nota pedagogista Graziella Favaro: “Da sempre gli uomini e i gruppi sociali sentono il bisogno di interrompere la quotidianità degli eventi con momenti di festa e di celebrazione.. . Ognuno ha una riserva di memoria collegata alle feste cha ha vissuto e uno spazio interiore di attese e desideri collegati alle feste che sono ancora di là da venire. Si fa festa per ringraziare, per accogliere, per propiziare passaggi, scelte e cambiamenti; (..) Come una goccia d’acqua che riflette il mondo, la festa ripropone dunque il prisma della vita e dei suoi significati, la sua straordinarietà e la sua quotidianità, definisce e ridefinisce il posto di ciascuno e conferma il ruolo della comunità e dell'appartenenza..”

Molto spesso l’adolescente nei bar, nei negozi , nei ristoranti, nella società in generale viene trattato dall’adulto come una sorta di cittadino minore. Frasi popolari che nascondono pregiudizio e ignoranza: bamboccioni, vagabondi, “gioventù bruciata”; e ancora desueti slogan come: disagio giovanile, vuoto esistenziale e così via. Eppure non dovremmo mai dimenticare che i giovani sono il presente e il futuro di un paese, di una città, sono la speranza della civiltà.

Ma non è sempre così. In quella serata ho notato gran rispetto, riconoscimento di una fase importante. Questo di conseguenza ha dato a quei ragazzi un rinforzo per la loro maturazione.

Sembra un gioco di parole, ma.. maturano anche durante una cena di matura.

 

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