di Monica Zaulovic - La Voce di Trieste 28.5.2011

Nel mio ultimo articolo ho affrontato la questione “insegnare ad imparare”. Ora nelle mia mani mi ritrovo un documento scolastico dove al primo punto degli obiettivi leggo “imparare ad imparare”.

Questo documento si chiama “Certificazione delle competenze “.

Cos’è ? un nuovo modello ministeriale per la valutazione standardizzata degli apprendimenti ? Un ennesimo tormentone burocratico per gli insegnanti ? o qualcosa di utile?

Teoricamente (secondo un’indagine di sussidiario.net) “…l’ipotesi è che, se ben utilizzati, voti, valutazioni esterne e certificazione delle competenze siano complementari. Voti e valutazione esterna mirano a rendere le dichiarazioni sugli apprendimenti più attendibili e trasparenti. La certificazione delle competenze dovrebbe esplicitare le acquisizioni sottese ai voti e perciò, fra l’altro, renderne più difficile la alterazione.”

Ma la mia indagine e le mie interviste ai docenti di Trieste mi portano a raccogliere qualche pensiero diverso.

“La certificazione delle competenze: un ennesimo plico cartaceo… il primo punto è imparare ad imparare. Ma come lo scopri ? a mio parere non con la teoria, ma mettendosi alla prova. E oggi non vogliono mettersi alla prova, sia per paura del fallimento ma anche perché di media non gli viene richiesto.”

“Fino a poco tempo fa si affrontava il primo esame in 2 elementare. Questo forniva consapevolezza già da piccoli di conoscere e toccare con mano le proprie capacità e i propri limiti portando poi fiducia e conoscenza di se stessi. Ad oggi i ragazzi non conoscono come sono arrivati fino a quel punto e l’esame li manda in panico. Di giorno in giorno senti citazioni di alunni che dicono “sì , sono in terza, ma (ridendo) non so come, ero convinto di essere bocciato“.

Allora la vera priorità è cercar di stimolare i ragazzi conquistandosi il percorso scolastico di giorno in giorno, arrivando all’esame sentendo il riconoscimento, non solo il giudizio.”

Quante volte si sente dire “non so perché ho questo voto: la prof mi ha dato 4 o 8.ma non hanno la consapevolezza e solo pochi dicono IO ho preso 4 o 8 “.

Riporto in modo provocatorio durante la mia intervista una citazione di sussidiario.net, che personalmente mi era piaciuta, dove dichiara: “C’è chi sembra pensare che - così come ai giorni nostri il the è di sinistra e il caffè di destra (50 anni fa era il contrario) - così i voti sono di destra e la certificazione delle competenze di sinistra. Gli schieramenti in proposito ne sono la conseguenza.”

Ma un docente di una scuola media di Trieste ribatte affermando: “No! non è una questione né di Gelmini nè di destra nè di sinistra. E’ la società. Un meccanismo che vuole togliere energia e attenzione da ciò che è importante per un insegnante cioè aiutare i ragazzi a crescere dando educazione e istruzione. Ma ancor meglio: l’educazione attraverso l’istruzione cioè cultura. La cultura è quel qualcosa che ti permette di pensare sviluppare una sensibilità ed una personalità. L’obiettivo opposto è creare individui non capaci di sentire e pensare quindi individui facilmente manipolabili di cui puoi far ciò che vuoi. Queste persone accetteranno ogni cosa, non si ribelleranno mai alla società e non prenderanno posizioni nette in campo politico perché non avranno sviluppato la capacità critica”.

Recentemente una preside di Trieste ha dichiarato “la scuola sta cambiando. Fino ad oggi la scuola agiva per potenziare le qualità della persona e per valorizzarle. Da ora la scuola potenzierà quelle qualità che saranno utili alla società in un’ottica dove l’individuo non e più individuo ma è solo una parte del meccanismo e vale per questo. Non è più individuo. Per far questo viene scelto che l’individuo smetta di pensare e ragionare con la propria testa.”

I beni del nostro paese sono fruiti prevalentemente dagli stranieri. Le attività culturali risultano sempre in quantità minore, e comunque risultano deserte.

Visione pessimistica? Paura o realtà?

Quindi la scuola oggi è veramente questo? Ha accettato di essere questo?

 

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