di Monica Zaulovic - La Voce di Trieste 21.5.2011

Eccoli. Li vedete e li incrociate dovunque, di qualsiasi fascia d’età. Sono gli studenti della nostra città che si avvicinano all’esame di fine percorso scolastico.

Chi con la mamma accanto che ne parla, come i bambini della V elementare, chi più ribelle ma con lo sguardo teso, come i ragazzi della terza media e chi con libri in mano, biglietti, fascicoli come i ragazzi delle superiori o gli universitari che stanno per affrontare la sessione di luglio.All’improvviso le pagine dei libri ora vengono divorate. L’atteggiamento e il comportamento iniziano a mutare. Da un’apparente spensieratezza e leggerezza, le loro espressioni trasmettono una cupa riflessività. Toni depressi, rassegnati e angosciati di chi sta per essere “giudicato”.

Incubi, ansia, litri di caffè, scrivanie ricoperte di libri, appunti disordinati, fogli sparsi con gli ennesimi schemi riassuntivi. Ma tutta quest’ansia è il prodotto del sentirsi messi sotto esame o in parte (e forse in gran parte) è la conseguenza di non aver avuto l’insegnamento di come si affronta un esame? Di come si studia ?

“Studiate da pagina 20 a pagina 40“. Ma chi insegna come si studia? Chi aiuta gli allievi a trovare la propria metodologia di studio? Cosa significa studiare? Leggere ripetutamente cercando di memorizzare? Scrivere e riscrivere appunti e riassunti ? Sottolineare, evidenziare con i colori più stravaganti le pagine cercando d’imparare a memoria qualche frase, a volte pagine intere?

Quanta frustrazione negli occhi dei studenti quando affermano con rabbia “com’è possibile? Ho studiato tantissimo, per tantissimi giorni ed ora l’esito è stato negativo”.

Perché? Perché non sanno studiare. Non hanno avuto l’opportunità di individuare il proprio metodo di studio, che li faciliti investendo meno tempo e fatica, per un esito positivo. Ci sono persone che ottengono risultati mediocri pur passando la vita sui libri e chi, lo stesso esame, lo prepara in una settimana. La differenza di risultato dipende solo dal metodo di studio e non dal tempo speso sui libri.

Allo stesso modo chi insegna ai ragazzi affrontare l’esame?

Il Prof. Giuseppe Tidona di Ragusa nel 2003 ha effettuato un’indagine sia tra i docenti che tra gli studenti giungendo infine a realizzare che “gli insegnanti che alcuni decenni addietro, quando ciò andava particolarmente di moda, iniziavano l'anno scolastico con un ciclo di lezioni sul modo corretto di studiare, o sulla maniera di prendere appunti, si trovavano subito di fronte a reazioni del tipo "Non solo dobbiamo studiare, ma dobbiamo studiare anche.. come studiare!"…” Dall'indagine erano emerse discrepanze evidenti tra i sistemi di insegnamento ed i sistemi di apprendimento. Le discrepanze sono, però, fonte di difficoltà e di dispersione scolastica (come risulta da tante esperienze e ricerche condotte a livello internazionale). Per poter accordare i due sistemi sarebbe necessaria un'analisi preventiva, ovviamente all'inizio dell'anno scolastico e classe per classe, delle prassi, degli orientamenti e delle concezioni di studio presenti in quei particolari alunni e docenti “

Come sempre non si può generalizzare, conoscendo di persona docenti che sono consapevoli del tutto e che forniscono tutti gli strumenti adeguati.

Questi docenti dichiarano “Crediamo che l’emergenza non sia la metodologia di studio o la preparazione all’esame ma la motivazione a studiare. Riteniamo sia fortemente presente la consapevolezza che la scuola oggi chiede poco. Dal momento che un messaggio come questo viene trasmesso ad i pre e/o adolescenti, la conseguenza è inevitabilmente questa: un improvviso panico nel momento in cui gli verrà chiesto quello che veramente sanno e sanno di saper poco.”

 

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