di Monica Zaulovic - La Voce di Trieste 10.5.2011

Cos'è la “politica” così comunemente usata nel gergo comune del 2011? Come viene vissuta? Le nuove generazioni - i giovani - che ne pensano?

Ne pensano?

Gli ideali, quelli veri, quelli forti, profondi, esistono ancora? Che significano i vocaboli “ideale”, ”politica”.. Dare delle risposte a queste domande si può solo ed esclusivamente in seguito ad un confronto. Confronto diretto con persone di diversa età, diversa provenienza sociale, con alle spalle delle storie completamente differenti.

 

La popolazione è questa. I confronti sono stati molteplici, ma in tutti la prima reazione, davanti a Lei, la fatidica domanda, è stata analoga: "Cosa ne pensi della politica, degli ideali.. dei valori..?”

 

Reazione gattopardesca: immobili e signorili contemporaneamente.

Luisa: età compresa tra i 25 e i 30 anni, ceto sociale medio. Ai tempi del liceo amava la storia e nel tempo libero continuava ad approfondire con estrema passione temi come il Fascismo, il Nazismo e così via. Da anni non sfiora più quei discorsi ed oggi davanti ad una tazza di caffè le vengono chieste delle opinioni. Confida nel buio, il buio di fronte lei da dove giungono solo leggeri bisbigli, respiri rauchi. La bocca socchiusa, la lingua danza con i denti corteggiando le parole che sospirate non giungono dalla mente. Movimenti a caso, improvvisando. Madre, madre di fierezza adulta che si priva di quel peso e inizia a giocare.

Maurizio: 32 anni, ceto sociale alto, soggetto perfetto per il mio confronto: laureato in Scienze Politiche, e non solo, c’è anche un legame di amicizia e sincerità che suppongo mi permetta di trovare qualcosa in più. Ma.. Viene dipinto un quadro dove spiccano gioielli ruvidi di vanità e orgoglio. Si sente dell’assurdo il poeta che tentenna respiri e soffoca le verità agghindate. Rilevante la presenza di dubbi e preoccupazioni sulla capacità di definire un qualcosa di esplicito ed esaustivo.

Maria: 75 anni, nata e vissuta in Slovenia. La descrizione introduttiva penso si possa già concludere. La sua prima risposta “Non importa il senso delle parole quando la gente non ascolta..” Trasmette intensamente il timore dell’ingerenza dell’utile e l’ansietà del ritorno mentre entra in quell’apnea indotta dall’ammassarsi progressivo di granelli di sabbia, i granelli di sabbia..di quegli anni. La somministrazione avvenuta nutre l’essere condizionandone irrimediabilmente i suoi dies.

Luciano: 62 anni, ceto sociale medio. Dopo la pensione passa le ore ad ascoltare i mass media che trasmettono tutte le informazioni sulle trasformazioni del sistema politico e correlativi avvenimenti, effettuando a ritmo costante, sorrisi beffardi e lunghi sospiri sottintendendo sfiducia. Mi descrive con estrema convinzione il tutto come lo spettacolo dell’inutile dove tutto è bello e gaio, tanta carne e nessuna sostanza, parlandomi di attori di plastica che da anni sventolano la nostra bandiera.

Ma il confronto continua e si scontra con loro: Sara, Lucia, Carlo, Davide, Sonia..

La lista di nomi è molto lunga ed è questo il problema. Il riscontro è lo stesso: il mio quesito porta l’arrivo dell’onda troppo grande che si riversa in un mare di nulla. Nulla ha senso e nessuno se ne accorge. Frenesia dispersiva. Temono gli venga divorata l’anima.

Fuga.

Concluderei con l’affermare che l’evoluzione dell’intelletto umano tramanda la propria efficacia in una serie di azioni non sempre riducibili ad uno schema voluto e studiato.

Irriducibilità ad un semplice assioma che introietta il totemico concetto dei valori.

 

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